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Mauro Gambin

Mauro Gambin

Il filo rosso dell’infanzia

C’era una volta un mondo dove il “prima” non aveva la precedenza sul “dopo” e la cosa sembrava non disturbare nessuno. C’è stato un tempo in cui l’istante era tutto ma adesso che ci penso, forse, molto più importante era l’attimo dopo. Sì, in questo mondo non c’erano le attese perché non esistevano neanche le ore. Il primo orologio me lo comprarono per la Comunione ma le lancette hanno continuato a non avere significato ancora per molto tempo. Però che qualcosa era cambiato, per colpa dell’orologio, me ne sono accorto quando ho visto spezzarsi il filo sul quale camminava l’equilibrista con l’ombrello. Mi sa che è stato un attimo ma di colpo il mondo, come se trattenesse il fiato per lo spavento, si è rimpicciolito, dallo squasso le giostre dalla piazza sono sparite per lasciare posto alle case grigie, allo stesso tempo l’ultimo trenino ha smesso, pure lui, di girare, il cavallo di dondolare, la campanella di scampanellare e la musica di musicare i momenti. I colori del circo sono scivolati lungo i fianchi del tendone sporcando di rosso il selciato. L’ombrello, invece, è caduto più lentamente dell’equilibrista, per qualche secondo in più è rimasto tra la terra e il cielo e toc, toc, toc: il mio orologio non ha più smesso di funzionare. Io temo che quell’ombrello che scende lentamente, metaforicamente parlando, possa significare il ricordo di un mondo che alcuni esperti definiscono dell’infanzia